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Tempo fa, facevo parte del team di Cdcopy.it, più che team dovrei chiamarlo gruppo di amici, perchè, dopo lo scioglimento (leggasi cambio gestione) dello staff, tale è rimasto. Coloro a cui più sono rimasto legato sono quelli con cui ho passato più tempo al computer, eh già proprio al computer, perchè, essendo dislocati in mezza Italia, era l’unico mezzo per poter comunicare tra noi…tranne qualche raro incontro in conventions o presentazioni del mondo IT. Chissà se qualcuno di loro conserva ancora tracce dei nostri dialoghi…seppur il nostro microcosmo ruotasse intorno ai pc, di tutto parlavamo tranne che di questo.

Dopo aver letto il titolo del post vi starete chiedendo: ”verrà al dunque prima o poi?”…manca ancora un pò resistete!

Di quel gruppo sento spesso il grande Riccardo (in arte Daniel) e, quasi quotidianamente, il saggio Luca (in arte non lo scrivo perchè lo si può fare solo tramite copia e incolla e adesso non ho voglia di andarlo a cercare…). Col primo il tema principale è la donna, intesa come essere misterioso coinquilina del nostro globo, che poco avrebbe a che fare con Tips & Tricks, mentre con Luca (mica lo trovo ancora il suo nick scritto correttamente… al massimo lo farà lui fra i commenti) spesso si disquisisce di argomentazioni tecniche riguardanti, per lo più, il mondo dei computer e dell’home entertainment
(e a dirla tutta anche di acque minerali).

Ebbene, in mezzo a tutti questi trattati, è facile trovare degli spunti per “T & T” e cercare di rendere più facili e comprensibili argomenti un pò ostici, o semplicemene sconosciuti ai normali utilizzatori di pc.

Spero di fare cosa utile e gradita ai lettori del blog e che da questa esperienza
possa un giorno prendere vita un
progetto che io e Luca abbiamo da tempo nel cassetto…

P.S. del mitico gruppo non ho citato il più matto, Alex, ma sembra essersi inabissato in una coltre di fumo… provate a visitare il suo sito per capirne il perchè.

Kylie Minogue – X

 

Sembrano così lontani i tempi in cui la bella Kylie ancheggiava sulle note di uno dei suoi più famosi e riusciti hits “Can’t get you out of my head“, come ormai lontano è l’incubo della brutta malattia che l’ha colpita di recente; pian piano la sua splendida forma sta tornando e, con quest’ultimo album, si spera, anche il successo.

Il titolo, X, porterebbe a pensare al pareggio calcistico, in effetti il ”risultato” delle
13 canzoni si tiene in equilibrio tra pezzi più e meno fortunati: tra i primi troviamo 2 Hearts, è il singolo che lancia ed apre l’album, molto diverso stilisticamente e musicalmente dai precedenti, più ballabili; in perfetto Kylie style invece è Like A Drug come lo è In My Arms anche se in tono minore. Orecchiabile No More Rain, durante l’ascolto vi chiederete sicuramente “e questa in che pubblicità l’ho sentita?”; verso il finale dell’album troviamo l’avvolgente (come sonorità) Stars e l’ultimo pezzo Cosmic, una ballata bella e melodica.

Decisamente sotto la sufficienza Speakerphone e Heart Beat Rock, le restanti canzoni fanno solo scorrere il tempo nel lettore cd.

E’ un vero peccato che nel cd venduto ai comuni mortali non sia inclusa Magnetic Electric (bonus track per gli iTunes buyers), da sola avrebbe reso l’acquisto di questo album, forse, più sensato.

Tracklist

01 2 Hearts
02 Like A Drug
03 In My Arms
04 Speakerphone
05 Sensitized
06 Heart Beat Rock
07 The One
08 No More Rain
09 All I See
10 Stars
11 Wow
12 Nu-di-ty
13 Cosmic

Voto: 6-

Sua maestà il maiale

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Quello che mi spinge a scrivere questo post è l’invidia, già, l’invidia nei confronti di mio fratello e amici che oggi vanno a fare la “maialata”. Spiego meglio per i profani.
Ci troviamo nella patria del maiale italiano: il Parmense; nei mesi invernali sono molti gli eventi che si organizzano intorno all’animale rosa, e queste terre sono pregne di posti dove, in un modo o nell’altro, esso viene reso celebre: Langhirano per i prosciutti, Felino per i salami, Zibello per il culatello, San Secondo per la spalla cotta etc… ma anche di piccole frazioni sparse qua e là in cui trovate ruderi, cascine, fattorie. Proprio in alcuni di questi posti, nei mesi invernali vengono organizzati succulenti e (moooolto) abbondanti banchetti in concomitanza con l’uccisione del maiale: le maialate.
Spero di convincere uno dei partecipanti a buttare giù qualche riga per descrivere qualità e quantità di tale pasto… e, già che ci sono, vi posto alcune informazioni su uno degli eventi “ufficiali”, da cui prende il nome questo articolo: “Sua maestà il maiale”.

Quest’anno giunge alla sua 14.ma edizione, si svolge nelle zone a sud di Parma che si inerpicano sull’appennino (Valceno), oltre alle magnate vere e proprie di maiale (ciccioli, cotechino, salame fritto, fegato in retina, sanguinaccio, costine, piedi, musetto…) propone anche visite guidate nei salumifici e caseifici, nonchè itinerari culturali tra castelli, musei e pievi.

Io spero di andarci al più presto, anche per assaggiare la carne del pregiatissimo suino nero; se vi trovate a passare da quelle parti vi consiglio di dare un’occhiata al programma completo, dove troverete date, luoghi, menu e prezzi: link (pdf da 2485Kb)

Pronti per il lancio!

Finalmente son potuto tornare a lavorare a questo blog, di mezzo ho avuto un formattone al mio pc che mi ha tenuto qualche giorno lontano dalla rete.

Come premesso, mi sono messo a cercare un’immagine per la testata del mio blog e spero che quella trovata sia di vosto gradimento, certo non ha nulla a che fare (forse) con il blog, non è neanche una donnina ignuda come alcuni di voi si auguravano… ma ”a me me piace” come recita una pubblicità a base di caffeina; spero vi piaccia anche il tema usato, fra quelli a disposizione mi è sembrato il più ordinato ed elegante.

Ho inserito alcuni posts che facevano parte del mio vecchio (ed omonimo) blog che
non linko volutamente, perchè, a mio avviso, non è un bel vedere; credo di aver configurato per bene tutte le opzioni offerte da questa nuova piattaforma che mi ospita; qualora trovaste qualche imperfezione o svista, siete pregati di segnalarmela.

Ho aggiornato le pagine (i link sono in cima) in cui troverete l’introduzione a questo blog e le varie precisazioni legali e non.

Tra i link esterni c’è quello a Diario di Bordo, blog molto divertente del mio amico di lunga data Gaetano, non classificabile in una determinata categoria (il blog, non lui); è il primo e, per ora, l’unico,
ma col tempo riceverà sicuramente compagnia.

Novità (per me e per alcuni aficionados del vecchio ”The Reviewer”) è l’ampliamento degli orizzonti comunicativi del blog,
in parole povere, non sarà più soltanto costituito da sole recensioni ma anche da consigli, trucchi riguardanti prevalentemente il mondo dei computer e da “pensieri vari e liberi” che spazieranno su tutto e che saranno ben contrassegnati onde evitare di macchiare la fama del blog (se mai ne avesse una…).

Primi passi…

Eccoci qua con un nuovo blog ed una nuova piattaforma tutta da scoprire!

Abbozzo una prima lista delle cose da fare:

  • trovare il tema giusto per il blog
  • cercare immagine adatta alla testata
  • prendere confidenza col pannello di controllo

Per adesso mi fermo qui, non perchè le cose siano molte o impossibili da fare ma il tempo a mia disposizione fino a questo week-end è pochissimo.

 

Chi conosce i miei gusti musicali si chiederà se abbia cominciato a fare uso di stupefacenti per arrivare a comprare questo album. Rassicuro i famigliari ed amici, giurando loro che sto benissimo; e allora come si spiega questa recensione?

Abitando in una residenza universitaria ci sono buone probabilità di beccare un erasmus sfigato che da buon fanatico della cantante/attrice (lasciatemele passare entrambi) compra il suo ultimo album appena uscito (per la cronaca oggi); questo non mi giustifica ma devo ammettere che nei giorni scorsi, ascoltandolo per radio, mi aveva colpito favorevolmente il singolo che lancia questo album, Qué hiciste. Ho pensato “metti che il resto dell’album rimane su quel livello, almeno orecchiabile…”, ed ho sbagliato. Infatti le restanti canzoni sono un mortorio (tranne Te voy a querer), probabilmente adatte a fare da soundtrack a qualche telenovela…ecco sì, proprio una telenovela, voi riuscireste ad ascoltarne una decina di fila? Se la risposta è sì allora questo album fa per voi, altrimenti non fatevi ingannare dal “marchio” J. Lo (con marito al seguito Marc Anthony, produttore di questo disco).
Spero che questa specie di recensione, se così la si può chiamare, faccia risparmiare a qualcuno una ventina di euro; spendeteli altrove.

P.S. Riconsegnando il cd all’erasmus mi sono limitato a dire che mi è piaciuta la #1 e che la #4 ha un bel ritmo…e chi direbbe mai ad un vichingo svedese di 1.90m che è proprio una boiata?

Tracklist

01 Qué hiciste
02 Me haces falta
03 Como ama una mujer
04 Te voy a querer
05 Porqué te marchas
06 Por arriesgarnos
07 Tu
08 Amarte es todo
09 Apresúrate
10 Sola
11 Adiós

Voto: 5

Depeche Mode – Ultra

 

Stavolta non ho voluto recensire nessun nuovo software o novità hardware, ma un disco che per molti versi rappresenta uno degli anni più belli della mia vita.
Il disco di cui parlo è Ultra dei Depeche Mode e correva l’anno 1997.
Con l’uscita di questo nuovo album, cominciava una rinascita del gruppo Inglese sia dal punto di vista musicale che di quello fisico vero e proprio: erano reduci da una vasta e massacrante tourné in giro per il mondo, il Devotional Tour, che pubblicizzava Songs of faith and devotion, album del 1993, nel bel mezzo di questo cammino il quartetto diveniva trio a causa dell’abbandono da parte di Alan Wilder, lo stesso trio ha rischiato di restare duo quando il leader e cantante Dave Gahan, ha lasciato la vita terrena per qualche secondo in un letto di ospedale a causa di dosi massicce di stupefacenti; anche gli altri (Martin L. Gore e Andy Fletcher) non se la sono passata male tra esaurimenti nervosi e intossicazioni da alcol…
Questo è stato il clima della pre-preparazione di Ultra, niente male!
Riorganizzate le idee, e riacquisito un buono stato di salute, i 3 sono tornati al lavoro, ripartendo praticamente da zero. Dave ha dovuto rieducare la voce, ed il compositore Martin trovare un valido sostegno per la produzione ed il mix dell’album, ruolo svolto ottimamente da Tim Simenon; al progetto hanno partecipato tra gli altri anche Doug Wimbish (basso) e B.J. Cole (steel guitar).
Quello che ne verrà fuori sarà un disco unico nella carriera dei DM; in nessun altro dei precedenti lavori, nè tantomeno nei 2 successivi potrete trovare un’atmosfera ed una musicalità simile.
Vengono maggiormente utilizzati strumenti più tradizionali (vedi batteria, basso e chitarra), sempre affiancati dall’elettronica, marchio di fabbrica del gruppo, ma questa volta ottimamente miscelati, gli uni con l’altra, tanto da non farci caso, ad esempio, se una canzone è stata suonata con una batteria vera, o meno.
Testi e musica, come sempre ci si può aspettare da Mr. Gore, sono improntati su amore e spiritualità, ma questa volta accompagnati da un clima più buio e fragile. Alcune canzoni sono più energiche, disperate, come il singolo apripista Barrel of a gun, altre appena sussurrate come Sister of night o The bottom line. Gli altri singoli che hanno accompagnato la promozione del disco sono stati Home, cantata da Martin Gore, la ritmata ballata elettro-pop It’s no good e Useless.
Un album unico, come già detto, che non presenta una omogeneità nello stile e nella composizione come i precedenti, ma tanti piccoli spaccati di vita o di umori che contraddistinguono il susseguirsi delle nostre giornate; un album da cui non è partita nessuna tournè e che non ha avuto grandi cifre di vendite ma sicuramente un’album diventato un’appendice particolare e riuscitissima della storia musicale dei Depeche Mode.
Ascoltare per credere.


Tracklist

01 Barrel of a Gun
02 The Love Thieves 
03 Home 
04 It’s No Good 
05 Uselink 
06 Useless  
07 Sister of Night  
08 Jazz Thieves   
09 Freestate           
10 The Bottom Line
11 Insight           
12 Junior Painkiller

Voto: 9

Placebo – Meds

Placebo-Meds

Ascoltare un album musicale è un pò come partire per un viaggio a bordo di un pullman, ti siedi, lasci che ti porti a destinazione ed intanto guardi fuori dai finestrini (a meno che uno non si addormenti, e con certa musica può capitare). Mentre si è in viaggio si possono ammirare scorci di paesaggi o scorci di vita quotidiana, belli o brutti che siano; oppure lo sguardo non mette più a fuoco un particolare ed a prendere il sopravvento è la nostra memoria, con certi ricordi o atmosfere che questo viaggio ci rievoca. Non so chi si fiderebbe mai a viaggiare su di un mezzo guidato dai Placebo ma di certo bisogna fidarsi del fatto che ogni loro album non vi lascerà senza emozioni, compreso questo.

Le ultime loro fatiche erano rimaste nel tour (Soulmates never die), che seguiva l’album – raccoglitore dei più grandi successi dei loro quattro precedenti, scritti suonati e cantati dal trio inglese in 8 anni (Once more with feeling – Singles 1996-2004). Dopo un anno, i tre tornano sulle scene musicali con Meds.

In molti (e i Placebo stessi) parlavano di un ritorno alle sonorità del loro primo lavoro omonimo, in cui a farla da padrona era la chitarra; in effetti tutto ciò avviene ma con l’aggiunta di elementi elettronici, già introdotti nel loro ultimo (ormai penultimo) studio album, Sleeping with ghosts. Quindi questo Meds può essere visto come una fusione delle loro prime ed ultime sonorità, ed il risultato è più che buono.

Dopo la collaborazione – duetto con David Bowie nella canzone Without you I’m nothing (tratta dall’omonimo album, secondo del gruppo), adesso tocca a Michael Stipe dei REM allietarci con la sua voce sulle note di Broken promise; altro guest è Alison “VV” Mosshart dei Kills che canta con Brian Molko la canzone che dà il titolo all’album, Meds. Produce e confeziona questa scatoletta di “meds” Dimitri Tikovoi, non nuovo alla band, visto che aveva già prodotto la b-side Running up that hill.

Come dicevo prima, il ghiaccio viene rotto con Meds in cui il riff iniziale di chitarra per un attimo ricorda Every you, Every me ma poi assume tutt’altra sonorità, la voce di “VV“, che (ci? gli?) ricorda nel ritornello “Baby, did you forget to take your meds?” si inserisce e lega perfettamente con la voce di Molko. Un buon inizio e un buon preambolo al resto dell’album, che purtroppo si perde nelle successive due canzoni, Infra-red e Drag; orecchiabile la prima, trascurabile la seconda che fa venir voglia di prendere in mano il telecomando e passare alla track successiva. E così parte Space Monkey; mi piacerebbe sapere a cosa si ispira Molko per i suoi testi, ma a parte questo particolare, è un pezzo che funziona e che rifà l’eco alle ambientazioni dell’album precedente, con i suoi suoni elettronici e la voce distorta.

Lasciati gli scenari “spaziali” ci imbattiamo in una ballad che porta il marchio di fabbrica Placebo: Follow the cops home, con questo pezzo ci rendiamo conto che esistono anche Stefan Olsdal e Steve Hewitt che offrono alle nostre orecchie, rispettivamente col basso e la batteria, un ottimo accompagnamento della canzone. Il cd continua a girare, ed il ritmo si alza un pò con Post blue che sulle prime non vi dirà nulla, ma vedrete che vi rimarrà in testa e che avrete voglia di canticchiare…

…It’s in the water baby
It’s between you and me…

Settima canzone, e singolo che lancia l’album, è Because I want you che è quella che più ricorda lo stile del primo album che come già detto prima, si affida molto agli strumenti musicali, in particolare la chitarra (questa la vedo un pò dura canticchiare, ritornello a parte). Se avessi una voce un pò intonata, canterei per ore Blind, a mio parere la canzone migliore dell’album, ricorda un pò Lady of the flowers per la sua dolcezza e rabbia mescolate, in questo pezzo, in una melodia ancora più riuscita… Don’t go and leave me, and please don’t drive me blind

Dopo la melodia di Blind, un pezzo soft e struggente: Pierrot the clown; gli strumenti si fanno pian piano da parte per lasciare spazio alla voce di Brian che ci racconta questo spaccato di vita triste. Non meno impegnata, ma più forte come sonorità, è Broken promise,  canzone in cui si alternano e si uniscono perfettamente le voci di Molko e Stipe; la forza è data anche dalla chitarra e dalla batteria che quasi assordano durante il ritornello per poi sparire del tutto per lasciare il finale a cappella al leader del gruppo. Sorvolo su One of a kind, più che una canzone legata all’album è una pausa tecnica che ci prepara al finale.

In the cold light of the morning (while everyone is yawning, you’re high…) è quasi sussurrata e un pò ci preannuncia che il viaggio di cui parlavo prima, sta finendo fra le luci fredde del mattino, un viaggio che non poteva non chiudersi che con a Song to say goodbye. Appunto.

Tracklist
01    Meds
02    Infra-Red
03    Drag
04    Space Monkey
05    Follow the Cops Back Home
06    Post Blue
07    Because I Want You
08    Blind
09    Pierrot the Clown
10    Broken Promise
11    One of a Kind
12    In the Cold Light of Day
13    Song to Say Goodbye


Voto:
7

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