Placebo – Meds

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Meds, ultima fatica (in ordine cronologico) del gruppo inglese dei Placebo.

 

 

 

 

 

Ascoltare un album musicale è un po’ come partire per un viaggio a bordo di un pullman, ti siedi, lasci che ti porti a destinazione ed intanto guardi fuori dai finestrini (a meno che uno non si addormenti, e con certa musica può capitare). Mentre si è in viaggio si possono ammirare scorci di paesaggi o scorci di vita quotidiana, belli o brutti che siano; oppure lo sguardo non mette più a fuoco un particolare ed a prendere il sopravvento è la nostra memoria, con certi ricordi o atmosfere che questo viaggio ci rievoca. Non so chi si fiderebbe mai a viaggiare su di un mezzo guidato dai Placebo ma di certo bisogna fidarsi del fatto che ogni loro album non vi lascerà senza emozioni, compreso questo.

Le ultime loro fatiche erano rimaste nel tour (Soulmates never die), che seguiva l’album – raccoglitore dei più grandi successi dei loro quattro precedenti, scritti suonati e cantati dal trio inglese in 8 anni (Once more with feeling – Singles 1996-2004). Dopo un anno, i tre tornano sulle scene musicali con Meds.

In molti (e i Placebo stessi) parlavano di un ritorno alle sonorità del loro primo lavoro omonimo, in cui a farla da padrona era la chitarra; in effetti tutto ciò avviene ma con l’aggiunta di elementi elettronici, già introdotti nel loro ultimo (ormai penultimo) studio album, Sleeping with ghosts. Quindi questo Meds può essere visto come una fusione delle loro prime ed ultime sonorità, ed il risultato è più che buono.

Dopo la collaborazione – duetto con David Bowie nella canzone Without you I’m nothing (tratta dall’omonimo album, secondo del gruppo), adesso tocca a Michael Stipe dei REM allietarci con la sua voce sulle note di Broken promise; altro guest è Alison “VV” Mosshart dei Kills che canta con Brian Molko la canzone che dà il titolo all’album, Meds. Produce e confeziona questa scatoletta di “meds” Dimitri Tikovoi, non nuovo alla band, visto che aveva già prodotto la b-side Running up that hill.

Come dicevo prima, il ghiaccio viene rotto con Meds in cui il riff iniziale di chitarra per un attimo ricorda Every you, Every me ma poi assume tutt’altra sonorità, la voce di “VV“, che (ci? gli?) ricorda nel ritornello “Baby, did you forget to take your meds?” si inserisce e lega perfettamente con la voce di Molko. Un buon inizio e un buon preambolo al resto dell’album, che purtroppo si perde nelle successive due canzoni, Infra-red e Drag; orecchiabile la prima, trascurabile la seconda che fa venir voglia di prendere in mano il telecomando e passare alla track successiva. E così parte Space Monkey; mi piacerebbe sapere a cosa si ispira Molko per i suoi testi, ma a parte questo particolare, è un pezzo che funziona e che rifà l’eco alle ambientazioni dell’album precedente, con i suoi suoni elettronici e la voce distorta.

Lasciati gli scenari “spaziali” ci imbattiamo in una ballad che porta il marchio di fabbrica Placebo: Follow the cops home, con questo pezzo ci rendiamo conto che esistono anche Stefan Olsdal e Steve Hewitt che offrono alle nostre orecchie, rispettivamente col basso e la batteria, un ottimo accompagnamento della canzone. Il cd continua a girare, ed il ritmo si alza un po’ con Post blue che sulle prime non vi dirà nulla, ma vedrete che vi rimarrà in testa e che avrete voglia di canticchiare…

…It’s in the water baby
It’s between you and me…

Settima canzone, e singolo che lancia l’album, è Because I want you che è quella che più ricorda lo stile del primo album che come già detto prima, si affida molto agli strumenti musicali, in particolare la chitarra (questa la vedo un po’ dura canticchiare, ritornello a parte). Se avessi una voce un po’ intonata, canterei per ore Blind, a mio parere la canzone migliore dell’album, ricorda un po’ Lady of the flowers per la sua dolcezza e rabbia mescolate, in questo pezzo, in una melodia ancora più riuscita… Don’t go and leave me, and please don’t drive me blind

Dopo la melodia di Blind, un pezzo soft e struggente: Pierrot the clown; gli strumenti si fanno pian piano da parte per lasciare spazio alla voce di Brian che ci racconta questo spaccato di vita triste. Non meno impegnata, ma più forte come sonorità, è Broken promise, canzone in cui si alternano e si uniscono perfettamente le voci di Molko e Stipe; la forza è data anche dalla chitarra e dalla batteria che quasi assordano durante il ritornello per poi sparire del tutto per lasciare il finale a cappella al leader del gruppo. Sorvolo su One of a kind, più che una canzone legata all’album è una pausa tecnica che ci prepara al finale.

In the cold light of the morning (while everyone is yawning, you’re high…) è quasi sussurrata e un po’ ci preannuncia che il viaggio di cui parlavo prima, sta finendo fra le luci fredde del mattino, un viaggio che non poteva non chiudersi che con a Song to say goodbye. Appunto.

Tracklist
01    Meds
02    Infra-Red
03    Drag
04    Space Monkey
05    Follow the Cops Back Home
06    Post Blue
07    Because I Want You
08    Blind
09    Pierrot the Clown
10    Broken Promise
11    One of a Kind
12    In the Cold Light of Day
13    Song to Say Goodbye


Voto:
7

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